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Prima lockdown, ora zona rossa: il senso non cambia.

Prima lockdown, ora zona rossa: il senso non cambia.

Se del lockdown, che oggi chiameremo zona rossa, analizziamo la visione dal punto di vista esistenziale possiamo ben capire che tutto questo silenzio, ci ha esposto al fatto di rimanere soli con sé stessi, il silenzio che avevamo attorno a noi, ha rischiato di “fare troppo rumore”.

Non potevamo avere più mille impegni, lavoro, uscite con gli amici, il weekend fuori, la palestra, la partita di paddle, l’aperitivo, tutto questo all’improvviso non c’era più. Abbiamo avuto del tempo libero, del tempo “VUOTO”.

Forse alcuni di noi si sono soffermati a farsi qualche domanda, anche se molti fuggono e sfuggono dalla solitudine.

Socrate diceva:  “CONOSCI TE STESSO”.

Guardarsi dentro nel nostro essere, che è quanto di più profondo abbiamo.

Il viaggio più importante è il nostro viaggio interiore.

A volte viviamo una vita che non è la nostra, che ci porta via da ciò che siamo.  Questo è anche il momento giusto per capire che non siamo entità separate, ma entrare nel concetto di relazione.

L’organismo funziona perché è in relazione con esso, è l’unione di mente, corpo, ambiente e società.  Infatti, un braccio da solo va poco lontano.

La visione olistica, mutuata dal concetto di Aristotele, ci spiega che “il tutto è più della somma delle parti di cui è composto”.

La mia anima è la tua anima.

L’individuo non è un “Lego” messo insieme da piccole parti, ma è molto di più.

Tanti alberi dello stesso giardino anche se diversi tra loro, sono nutriti dalla stessa terra.

Se io prendo una goccia d’acqua da un bicchiere e la faccio cadere in una vasca colma d’acqua, quella goccia diventa un tutt’uno, non si può riconoscere, non rimane separata.

E’ un discorso filosofico o anche religioso per chi la vuole vedere in questo senso.

Conoscere il nostro essere, ci guida nello stare in questo mondo. Esserci secondo le nostre attitudini e le nostre qualità, non quelle prese in prestito da altri o peggio ancora richieste o imposte.

Durante questo periodo pandemico si ha a disposizione più tempo, e così l’occasione giusta di “calarsi dentro” e verificare la propria veridicità.

Come dice SCHOPENHAUER bisogna togliersi il VELO DI MAYA, il velo delle illusioni che ottenebra, appanna la vista, le pupille e fa vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista, ma che è la nostra rappresentazione e non l’essenza del mondo stesso.

In Occidente abbiamo occultato il concetto di morte. Le cose prioritarie sono soddisfare gli appetiti sessuali, non voler invecchiare, e il voler apparire a tutti i costi.

Molti fanno sport non per il concetto di salute, ma per non invecchiare, in realtà se ci pensiamo è una battaglia persa.

Inevitabile invecchiare, inevitabile morire. Si rischia di non vivere il presente, il qui e ora, che alla fine è l’unica certezza. Il passato è un sogno e del futuro non si è padroni.

SCHOPENHAUER comparava la vita umana ad un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio del piacere e della gioia.

Troppa bulimia di stimoli, siamo bombardati da eccitazione continua; la velocità non ci permette di interiorizzare.

Quali sono i veri motivi per correre? Forse la frenesia serve solo negli ospedali affollati, al pronto soccorso.

Un buddista non sbatterà accidentalmente una porta nel chiuderla, avrà sempre la consapevolezza di chiudere la porta.

Scrive Micheal Lacroix nel suo libro “Il culto delle emozioni”

“…che l’uomo ha bisogno di situazioni che danno sensazioni forti, ha bisogno di essere stordito e sbalordito, la sua vita affettiva è fatta di movimento e non di raccoglimento di azione e non di contemplazione.”

“Il sensation-seeker, ovvero il cacciatore di sensazione, è l’eroe del nostro tempo”.

“…Per avere accesso alle emozioni bisogna diventare pienamente uomo emozionale, bisogna anche compiere un lavoro su di sé, avere uno sviluppo personale”.

Spiega che l’emozione non va vista come una debolezza, ma anzi come una possibilità di successo e deve essere coltivata per far sì che la maturità della persona diventi un ausilio importante ed efficace nella cura di sé.

Ci si sente veramente vivi solo quando permettiamo alle nostre emozioni di affiorare e di essere liberamente espresse.

Quando cerchiamo di reprimere le nostre emozioni, non è mai una situazione che riesce con successo, il rimosso non è mai annullato. Le emozioni rimangono sempre presenti e convogliano in una vita sotterranea. La repressione non è evidentemente una soluzione soddisfacente, perché malgrado il nostro disconoscimento, le emozioni sono sempre lì, esse fermentano, esercitano una pressione.

Fondamentale è sottolineare che lo scopo non è liberarsi delle emozioni che a volte trattiamo come “una patata bollente” con grande difficoltà di manipolazione, ma che lo scopo è di liberare quella determinata emozione, accettarla, imparare ad elaborarla.

Perché a volte molti di noi negano o bloccano le loro emozioni? Quindi soffermiamoci a riflettere e chiediamoci: “Lo faccio anch’io? Riesco ad essere in contatto con le mie emozioni?”

 

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