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Mente e corpo in gravidanza

La gravidanza è un momento magico fatto di continui adattamenti e modificazioni sia mentali che fisici e costituisce di per sé qualcosa di miracoloso per ogni bambino che viene al mondo, dalla notte dei tempi. Un utero che ospita, che accoglie un bambino, è sempre una nuova affascinante avventura.

Oggi dove tutto è all’insegna della velocità, in un mondo sempre in movimento, la gravidanza continua, per fortuna, a viaggiare con i suoi ritmi scadenzati, nove lunghi mesi, tutti necessari affinchè il corpo e la mente abbiano il temp giusto per affacciarsi a questa nuova prospettiva. Altro termine indicato infatti per definire una donna in gravidanza è dire “in dolce attesa”.

Nove lunghi mesi dove avvengono proprio delle modificazioni corporee, un cambiamento della femminilità, una ristrutturazione del senso di identità e un mondo interiore che accresce di fantasie, previsioni e sogni. Si ripercorre la propria storia di vita, rivivendo la fase di separazione-individuazione dalla propria madre.

E’ opportuno ascoltare la cadenza e il ritmo del corpo che cambia, al fine di mantenere la familiarità con le proprie sensazioni e avere il giusto rispetto per la nuova condizione.  Tutto ciò significa prendersi cura di sé e del proprio bambino.

Si acquisisce un ruolo completamente nuovo poiché, la nascita di un figlio comporta, almeno all’inizio, uno stravolgimento della routine quotidiana, con qualche contraccolpo di notti insonne.  I tempi vengono perlopiù dettati dalle esigenze del neonato e potranno essere accolti con gioia e partecipazione oppure potrebbe esserci una predominanza di ansia e tristezza.

Bisognerà affrontare, chiaramente, anche un cambio di ruoli all’interno della coppia perché, da un’interazione diadica si passa a un’interazione triadica.  In questo processo psicologico dell’attesa bisogna creare spazio fisico e soprattutto mentale.

Numerose ricerche riportano come lo spazio del bambino all’interno del nucleo familiare, venga creato in quel momento magico della gravidanza.

Oltre alle famiglie di origine, presenti a volte con troppo coinvolgimento emotivo, possono essere funzionali degli aiuti esterni, un supporto neutrale, che affianchi i neogenitori al di fuori della parentela. Un buon corso preparto sembra fornire un sostegno vissuto come utile e rasserenante, permettendo un progressivo cambiamento nella percezione che i genitori hanno del bambino, il quale viene avvertito ad un livello più immaginario all’inizio della gravidanza, per poi diventare sempre più concreto con il passare del tempo, anche se spesso questi corsi vedono protagonista prevalentemente la futura mamma.

Uno studio esplorativo sulla cogenitorialità, condotto dal Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell’Università di Roma La Sapienza, sui comportamenti delle coppie in attesa del primo figlio mentre osservano l’ecografia 4D dell’ultimo trimestre di gravidanza, ha permesso di osservare alcuni aspetti dell’identità genitoriale e co-genitoriale per le coppie in gravidanza come nominare sè stessi ed i partner “mamma” e “papà”,  determinando un cambiamento nel processo immaginario dei genitori che si devono confrontare con un’immagine visiva del figlio (Candelori, Pola, Tambelli, 1991; Righetti, 2003), iniziare ad  immaginare la capacità della coppia di condividere le fantasie coscienti relative al figlio.

 Il ruolo dell’ecografia mette in luce anche come si possa avviare l’attivazione delle dinamiche genitoriali e la formazione della relazione tra i partner nel ruolo di genitori già dal settimo mese di gravidanza.

Inoltre si osserva l’attribuzione di un’identità al bambino nell’ecografia e comportamenti diretti al bambino come sorrisi ed imitazioni. Nonostante il coinvolgimento paterno durante la gravidanza sia però un processo che si evolve in modo più lento rispetto a quello materno.

È come incontrarsi dietro un vetro, per conoscere la persona che verosimilmente sarà tra le più importanti della propria vita, dove lo immagini con un volto ed un’identità propria. Sono sogni, fantasie, emozioni integrate e fuse con la realtà.

“Giocare a fare il genitore” è l’unica maniera per imparare a fare il padre o la madre. Saper essere genitore non è una competenza che scatta in automatico con la nascita di un figlio. Quello che si può fare è assumersi una responsabilità personale e sociale, dando modo al proprio figlio di rispecchiarsi.

E’ normale avere dubbi, incertezze, paure, ma quando questi diventano troppo ingombranti, è bene affrontarli per essere pronti per vivere appieno questa meravigliosa avventura.

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